Il Calderone e la Bacchetta

E’ un grande orgoglio e motivo di profonda soddisfazione per poter pubblicare la versione italiana di questo meraviglioso articolo di Paolo Bran Veneziani, Druido del Cerchio di Anu, membro dell’ Ordine dei Bardi Ovati e Druidi e Fratello in questo cammino. Articolo pubblicato nella Libreria online dell’ Ordine (clicca qui) da Philip Carr Gomm.  Un viaggio alla scoperta dei valori della Compassione e della Volontà, rappresentati rispettivamente dal Calderone e dalla Bacchetta, strumenti archetipi della Tradizione Druidica. In un panorama generale in cui l’attenzione è sempre più rivolta ai valori direttivi e manipolativi, rappresentati dal mal uso della Bacchetta, questo articolo ci conduce a considerare quanto nelle nostre vite ricerchiamo l’unione e il bilanciamento con i valori rappresentati dal Calderone, la Compassione e l’ Empatia. Un mix che se ben bilanciato può condurci ad una vera trasformazione alchemica di noi stessi e nella realtà nel quale viviamo. Citando Bran : “L’ Uso corretto e bilanciato di questi due elementi ci indica la direzione da seguire nella nostra pratica e nel nostro agire come esseri che si pongono al Servizio di un bene supremo e superiore”.

Con l’Augurio che ogni parola possa permeare la vostra realtà e far manifestare i veri valori del Calderone e della Bacchetta che portiamo dentro di Noi…

Aeothin /|\

 

Il Calderone e la Bacchetta

Compassione e Volontà nell’applicazione dell’ etica Druidica

Mi sono preso il tempo per lavorare perché questo è il prezzo del successo.
Mi sono preso il tempo per pensare e per meditare perché questa è la vera origine della forza interiore.
Mi sono preso il tempo per amare ed essere amato perché questo  è il privilegio e il dono degli  Dei.
Mi sono preso il tempo per giocare perché questo  il segreto della giovinezza.
Mi sono preso il tempo per leggere perché questo il fondamento della saggezza.
Mi sono preso il tempo per sognare perché questo equivale ad agganciare il mio carro e la mia vita ad una stella magica e lontana.
Mi sono preso il tempo per fare amicizia perché questa è la strada della felicità.
Mi sono preso il tempo per guardarmi intorno con la curiosità di un bambino perché ho compreso che la giornata e la vita sono troppo brevi per essere egoisti.
Mi sono preso il tempo per ridere perché questa è la musica dell’ anima.

 

articolo paolo
Immagine dal Web

Negli studi sul druidismo ci imbattiamo spesso in due  termini che rappresentano dei principi fondamentali.  Essi sono, Karantez e Nerz, rispettivamente, amore/compassione e Forza/Volontà.

Con questa breve dissertazione mi ripropongo di chiarirli e di renderli comprensibili ad un pubblico più vasto, meno remoti,  più attuali e, di conseguenza applicabili quali principi da adottare nella nostra quotidianità. Il druidismo, per sua stessa natura, nel corso dei secoli, è stato in grado di adattarsi ai tempi e alle circostanze che  via via ha incontrato. Lungi dall’ essere una tradizione morta o sorpassata esso può  essere utilizzato e fatto proprio servendosi di una pratica costante ma anche e soprattutto comprendendo pienamente quali principi esso promuoveva e tuttora incoraggia.

Nel suo famosissimo ” de bello gallico” Cesare ci da un infarinatura del ruolo sociale ricoperto dai Druidi ma furono Diodoro Siculo e Strabone a dividere in tre ” specializzazioni ” i gradi e le figure dei druidi dell’ epoca.

Semplificando al massimo e ricordando che ogni grado si interseca con l’ altro possiamo dire che ai Bardi erano affidate le memorie del clan e del popolo. Loro era il potere della memoria e del ricordo. Gli Ovati erano i guaritori per eccellenza, traevano gli auspici ed erano i custodi della cura del popolo. Loro era il potere della guarigione e della divinazione. Infine troviamo i druidi. Essi erano i depositari della più raffinata filosofia,  a loro veniva affidata la cura delle cerimonie ritualistiche, dispensavano la giustizia seguendo un codice etico ben collaudato ed erano, in alcuni casi, più influenti di un capo clan o addirittura di un re. Il loro era quindi un potere sia temporale che  spirituale.

Dopo questo breve ma indispensabile preambolo, nell’ ottica che riportavo sopra e che  vede il druidismo come una raffinata filosofia che ha saputo adattarsi ai tempi e ai luoghi dove esso è attecchito e sta tuttora fiorendo, desidero soffermarmi sui principi di Giustizia, Compassione e Volontà, riscoprendoli quali valori esportabili nella nostra attuale epoca storica. Ovviamente essi dovranno necessariamente essere “spogliati” di alcune caratteristiche tipiche di un epoca storica ormai remota nella quale, solo per fare un esempio, il sacrificio di un essere umano o di un animale era considerato una pratica comune, atta ad ingraziarsi gli Dei prima di affrontare una battaglia o celebrata per propiziarsi un raccolto sufficiente all’ approvvigionamento di cibo nei periodi più freddi e difficili. Questa e altre pratiche che noi oggi valuteremo dei veri e propri tabù erano, all’ epoca, considerate una prassi quasi comune e questo, lo dico a chiare lettere, non dovrebbe affatto stupirci.  I tempi cambiano e probabilmente, alcune realtà oggettive considerate normali nella nostra odierna società, saranno viste dai nostri posteri come delle vere e proprie inaudite barbarie.

Il Calderone e la Bacchetta, due potenti  simboli archetipi della tradizione druidica rappresentano al meglio,  le qualità e le doti intrinseche  legate alla compassione e alla forza – il calderone, simbolo femminile per eccellenza, come un utero, accoglie, trasforma, amalgama, la bacchetta, quale rappresentazione maschile,  come un fallo, ci indica una direzione e ci da la forza e la consapevolezza della volontà tesa al raggiungimento di uno scopo.

L’ Uso corretto e bilanciato di questi due elementi ci indica la direzione da seguire nella nostra pratica e nel nostro agire come esseri che si pongono al servizio di un bene supremo e superiore.

L’ uno non può predominare sull’ altro, questo causerebbe una sorta di disarmonia interna che ci impedirebbe di aiutare noi stessi e, di conseguenza, renderebbe vano ogni nostro tentativo di poter entrare in sintonia con i bisogni altrui.

Parliamo ora della compassione vista da un punto di vista il più possibile attuale e praticabile.

Come è possibile assumere e fare proprie le qualità tipiche di un calderone? Dobbiamo in primo luogo capire quali sono queste qualità e, attraverso un addestramento costante, cercare di comprenderle appieno e tentare di inglobarle gradualmente nella nostra quotidianità. Il calderone, come dicevamo sopra, per sua stessa natura, accoglie, è aperto, è capace di trasformare qualsiasi elemento esterno ed interno. Il calderone rappresenta il femminile presente in ognuno di noi, racchiude in se stesso la nostra capacità di entrare in empatia con il prossimo, descrive la nostra capacità di provare emozioni e di saperle gestire affidandole alle  doti di trasmutazione che gli sono proprie. La Dea, rimescola gli ingredienti presenti nel calderone, unendoli tra loro, amalgamandoli e fondendoli in un unica magica pozione. Quando riusciremo a comprendere che noi stessi siamo calderone, gli  ingredienti, il mestolo e la Dea stessa, allora, solo allora, saremo capaci di aprirci completamente alle meraviglie che ci vengono offerte. Non dimentichiamo però che il calderone rappresenta anche la nostra vulnerabilità, i nostri confini, le nostre più profonde paure. Se non saremo in grado di “scendere in campo” portando con noi anche questi lati del nostro essere, sarà come aver ordinato una portata di gustosi spaghetti al pomodoro che invece ci sarà servito come un piatto di semplice pasta all’olio. Mancherebbe di fatto uno degli ingredienti principali, quello che probabilmente ci aveva invogliato ad ordinare proprio quel piatto.

Il calderone è principalmente compassione ed empatia. Pensiamo ai grandi uomini della storia, Ghandi, Lincoln, ma potrei fare molti altri esempi, essi furono e sono considerati tutt’ oggi  grandi uomini, esseri illuminati da una sorta di vocazione divina che alcuni considerano provenire dall’ alto ma che, a ben vedere, riguardava principalmente una trasformazione che hanno saputo attuare dentro di loro, dimostrando al mondo intero la capacità di provare compassione ed empatia verso tutti gli esseri senzienti. Essi non pensavano a se stessi ma lavoravano alacremente avendo ben chiaro nella loro coscienza lo scopo ultimo. Non pensavano a loro in termini dicotomici e staccati dal resto dell’ umanità, ma operavano costantemente per il beneficio dei loro popoli, pensavano principalmente all’intera società umana, battendosi per i diritti di tutti . Ecco, questi sono esempi di capacità empatica – quando il sole brilla, esso splende su tutti,  senza  discriminazione alcuna –  Così è per il calderone. Se il fuoco della compassione arde in maniera continua, diffondendo in maniera omogenea il calore sull’ intera superficie del calderone,  gli ingredienti in esso contenuti diverranno il nettare che alimenta l’empatia e l’ assenza di concetti dicotomici che, a loro volta e di conseguenza, renderanno noi, molto più simili agli esempi di grande umanità che ho riportato sopra.

Il termine compassione però non deve, in nessun caso,  essere visto nell’ accezione  che generalmente siamo abituati ad attribuirgli. il suo significato più profondo è molto più vicino all’uso che si fa di questo termine nella religione buddhista e, più precisamente nella figura del Bodhisattwa ( un essere illuminato che, scientemente, decide di rinunciare ai benefici del Nirvana, continuando a reincarnarsi per essere di beneficio a tutti gli esseri senzienti )

Attenzione però, la compassione non è passività o accettazione totale ma, al contrario, è azione profonda e mirata. Un esempio può essere fornito dalla storia di keridwen  e di Gwion Bach. Nella sua furia, attraverso le varie trasformazione la Dea, ci porta un esempio di vivida e spaventosa azione, messa però in essere da un intento di pura e compassionevole saggezza.  Gwion Bach beve le tre gocce della magica pozione destinate al figlio di keridwen  e questo fa letteralmente imbestialire la Dea. Gwion fugge e, nel tentativo di non essere catturato da Keridwen, assume varie forme animali che però, la Dea riesce sempre a superare per abilità, trasformandosi a sua volta nell’ antagonista e cacciatore naturale della forma animale assunta da Gwion stesso.  Quando esausto dalla fatica, come ultima risorsa, Gwion Bach si trasforma in un chicco di grano lasciandosi cadere su un covone, la Dea assume la forma di una gallina nera che divora Gwion.  La Dea, non per niente associata all’ acqua e, come ci insegna Jung, alle nostre emozioni più inconsce e profonde, ingoiando il seme che è Gwion Bach, di fatto lo accoglie nel suo grembo e li imparerà ad amarlo, proprio di  quell’ amore tipico che una madre prova  nei confronti del  proprio figlio. Quando giunge il momento di partorirlo, l’odio iniziale viene quindi trasformato in quella compassione che le farà decidere di lasciarlo libero, ben consapevole dei benefici che Taliesin, il nome con il quale sarà conosciuto Gwion Bach, porterà nel mondo intero con la sua arte e la saggezza acquisita bevendo le tre gocce del suo Calderone.

Bisognerebbe considerare la compassione e l’ empatia come elementi fondanti della nostra pratica, non limitandosi a lasciarli sedimentare ad un livello puramente intellettuale ma, al contrario, dovremmo cercare di generare tali indispensabili qualità attraverso  l’esperienza e la pratica vera e propria.

Nella concezione di giustizia della quale i druidi erano depositari, credo che, l’ elemento legato alla capacità di provare empatia verso chiunque, fosse un concetto predominante e preponderante rispetto a qualsiasi altro elemento esterno.  Certo, come dicevo sopra, i tempi erano diversi, il valore della vita umana era considerato,  non meno importante di quanto lo sia adesso, ma forse era valutato sacrificabile se questo poteva, in qualsiasi modo, portare dei benefici alla comunità. Ad ogni buon conto, ora, nella nostra moderna e civilizzata società, i tempi sono cambiati e l’ attuale druidismo è cambiato assieme a loro.

La compassione e l’ empatia, da soli, non portano a nulla, per poterci considerare veri e propri praticanti del sentiero verde dobbiamo unire a queste qualità il potere della bacchetta, Il potere della direzione che vogliamo dare alle nostre vite e alla nostra pratica.

La bacchetta è un potente archetipo che rappresenta il nostro aspetto maschile, la nostra forza di volontà, la capacità che abbiamo di ” puntare ” una direzione e di perseguire un risultato, qualsiasi esso sia.

Se il calderone ci insegna l’ arte del sapersi aprire assieme alla capacità provare empatia, la bacchetta, a sua volta, ci indica la direzione da seguire e traccia il percorso verso le mete che decidiamo di perseguire.

Vi sono vari ostacoli sul sentiero del praticante che possono distrarci dal conseguimento di una pratica consapevole ed equilibrata. La pigrizia è uno di questi. Sopraffatti da mille impegni giornalieri tendiamo a rimandare a domani quello che invece dovremmo fare oggi. Meditare, creare una sorta di pratica giornaliera da eseguire come abitudine acquisita, dedicare del tempo per comprendere e sperimentare la connessione che ci lega con ogni aspetto della natura, sono validi antidoti che ci possono aiutare a combattere questa forma di pigrizia che, dal canto suo,  inficia ogni sforzo verso il raggiungimento di una qualsiasi meta spirituale.

Un fattore ancora più subdolo è legato alla poca fiducia che diamo a noi stessi, quali esseri compartecipanti della sacralità che possiamo scorgere dentro e fuori noi stessi . La ricerca della trascendenza è una componente che non può essere scoperta se non abbiamo compreso a fondo che noi stessi siamo quella stessa trascendenza che andiamo ricercando fuori di noi. Per giungere a questa conclusione dobbiamo necessariamente abbandonare la disistima e la mancanza di fiducia che a volte ci pervade e ci rende esseri totalmente ordinari in un mondo che è invece più che straordinario. La fiducia in noi stessi è quella che io chiamo ” buon ego ” ed è una costituente essenziale  per procedere sul nostro cammino di ricercatori spirituali.

La mancanza di volontà nell’ affrontare un cammino di ricerca basato sullo studio e sulla pratica sono anch’ essi  fattori che possono decelerare la nostra comprensione  e minare il raggiungimento di una saggezza che non è frutto di elucubrazioni mentali ma di esperienza diretta, vissuta in prima persona.

La bacchetta è un indispensabile strumento direttivo che, come dicevo sopra, può fungere da  bussola sul piano sia materiale che spirituale.

Essa ci permette di canalizzare le nostre “intenzioni spirituali” rendendo quest’ultime reali anche sul piano fisico.

La bacchetta ci offre quella qualità puramente paterna, capace di indicarci la via, di suggerirci la strada migliore da intraprendere. Similmente al bastone di un pastore essa ci guida lungo gli impervi sentieri che caratterizzano il paesaggio interiore che ogni buon praticante deve necessariamente percorrere. L’ uso della bacchetta ci esorta a riscoprire i nostri scopi più nobili, conferendoci nel contempo, l’ autorevolezza tipica di chi si pone, per spirito di servizio, alla guida di chiunque richieda aiuto.

Possiamo tranquillamente definire la nostra bacchetta  una sorta di albero della vita, capace di connetterci con noi stessi, con i nostri valori e, non per ultimo, con i mondi ultraterreni che visiteremo.

Come per il calderone, anch’essa però deve essere usata con cura e attenzione.  Un uso squilibrato del potere del calderone ci porterà ad essere troppo aperti e vulnerabili, preda delle nostre stesse emozioni. Un uso imprevidente della bacchetta,  potrebbe risvegliare in noi un ego sconsiderato, non più fonte di accrescimento e di consapevolezza ma, al contrario, al servizio dei soli nostri desideri impedendoci di vedere le nostre vite da una giusta prospettiva.

Per queste ragioni è necessario concentrarci sull’ etica quale mezzo per poter bilanciare e utilizzare appieno le qualità intrinseche proprie del calderone e della bacchetta.

L’ etica e la morale, quest’ultima intesa non come un fardello imposto dalla società, ma piuttosto come la riscoperta degli antichi valori rappresentati, per esempio, dalle varie saghe cavalleresche, sono i fondamenti solidi sui quali poter costruire una realtà basata sull’ onestà intellettuale e sulla forza interiore capace, per la sua stessa potenza, di smuovere le montagne stesse.

Un comportamento etico, sia ben chiaro, non preclude  la possibilità di ingaggiare una lotta a difesa dei nostri  propri principi ma ci fornisce la motivazione e un intento  probabilmente più allineato con quello che è il piano divino.

Comprendere profondamente, visceralmente, che siamo noi stessi i creatori della realtà che ci circonda ci permette di spalancare la nostra visione al regno degli Dei ma, per far si che questo accada, dobbiamo saper padroneggiare il nostro ego, trasformando le nostre azioni in pura etica e onestà.

Solo quando comprenderemo davvero che siamo immersi nel mondo, con uno scopo ben preciso ma un tempo limitato per svolgerlo, allora e solo allora, comprenderemo che il tempo che ci viene donato deve essere utilizzato al meglio. Per farlo dobbiamo bilanciare le nostre qualità affinché esse siano messe realmente al servizio degli altri.

Noi siamo un recipiente ( il calderone ) e siamo pure la direzione che decidiamo di prendere ( la bacchetta ).

Escludendo l’ una o l’ altra noi neghiamo al mondo la nostra responsabilità individuale e collettiva e di questo poi, dovremmo rendere conto agli Dei.

bran
Immagine dal web

 

Vostro nel Fuoco della Compassione che arde al centro della Sacra Radura…

Bran Paolo Veneziani /|\

 

 

Bosco dei Noccioli 2016

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