Giovanni Chicco d’Orzo – Lo Spirito del Grano –

Il Grano e la Falce -immagine dal web -
Il Grano e la Falce
-immagine dal web –

” Ricordo ancora i miei nonni immersi nel giallo oro dei campi di grano, l’aria calda e il profumo della terra e io che giocavo a nascondino e correvo tuffandomi in quel mare dorato..  la falce a forma di mezza luna brandita nelle loro mani, mani forgiate dagli anni e dal duro lavoro nella terra… A quel tempo non avevo in me concetti come la sacralità e il sacrificio… ma con la consapevolezza di oggi e con l’occhio del ricordo, non posso fare a meno di vederla e sentirla scorrere ancora… la sacralità di cui parlo non aveva a che fare con formule, offerte e preghiere…la sacralità di quel momento era il gesto, l’esperienza e l’eleganza che i loro corpi mostravano. Chissà da quanto tempo, in ogni estate, avevano mietuto il frutto dei loro lavori sotto al sole caldo dell’estate… e chissà quali storie raccontavano le loro mani, i loro corpi, i loro gesti….storie che non ho udito, storie di cui non conservo piena memoria… Ricordo però, che non tutto il grano veniva reciso, ma una piccola parte veniva lasciato e poi ad una parte del campo era dato fuoco e le ceneri sparse su tutta la superficie per fertilizzare il terreno per il prossimo anno. La Terra veniva nutrita, non violentata. Veniva concesso il tempo del riposo, il tempo per caricarsi ancora una volta… Questi ricordi vivono ancora dentro di me ogni volta che i miei occhi si posano su un campo di grano di questi tempi….”

La spiga di grano è la rappresentate del mondo vegetale che viene considerata “sacra” nel tempo della festività di Lughnasadh, la cui divinità tutelare è proprio Lugh. La simbologia della spiga appare molto chiara e semplice: è il simbolo del sacrificio, della morte al momento del taglio e della rinascita nella forma di farina e pane La mietitura, il gesto attraverso cui veniva “ucciso” il grano, era un atto rituale forte, sacro e importantissimo che coinvolgeva tutte la comunità agricola.Questi gesti, probabilmente ripetuti da generazioni e generazioni, erano un atto solenne volto a propiziarsi lo Spirito del Grano, la cui Forza ed essenza veniva identificata nell’ultimo covone.

John Barleycorn - Immagine dal Web -
John Barleycorn – Immagine dal Web –

Una rimanenza di questo sentire resta custodito nella tradizione poetica e musicale con la ballata dedicata a John Barleycorn (in italiano Giovanni Chicco d’Orzo). E’ una ballata tradizionale diffusa in Inghilterra, Scozia e Irlanda, incentrata su questo personaggio popolare, che rappresenta lo spirito della birra e del whisky. In forma metaforica ci racconta della morte del Re dell’Orzo e si basa su miti e credenze che risalgono alla notte dei tempi e che pare siano stati tenute vive fino ai primi decenni del ‘900. Di questa canzone esistono moltissime versioni , la più antica pare risalire al 1460. Di seguito ripropongo una versione molto bella cantata dal bravissimo Damh The Bard, Pendragon dell’Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi.

“C’erano tre uomini che venivano da occidente,per tentare la fortuna

e questi tre uomini fecero un solenne voto

John Barleycorn deve morire

loro avevano arato, avevano seminato, loro avevano dissodato

e avevano gettato zolle di terra sulla sua testa

e questi tre uomini fecero un solenne voto

John Barleycorn era morto

lo lasciarono giacere per un tempo molto lungo, fino a che scese la pioggia dal cielo

e il piccolo sir John tirò fuori la sua testa e lasciò tutti di stucco

loro l’avevano lasciato steso fino al giorno di mezza estate e fino ad allora lui era sembrato pallido e smorto

e al piccolo Sir John crebbe una lunga lunga barba e così divenne un uomo

loro avevano assoldato uomini con falci veramente affilate per tagliargli via le gambe

 l’avevano avvolto e legato tutto attorno, trattandolo nel modo più brutale

avevano assoldato uomini con i loro forconi affilati che avevano conficcato nel (suo) cuore

 e il carrettiere lo trattò peggio di così

 perché lo legò al carro

e andarono con il carro tutto intorno al campo finché arrivarono al granaio

e fecero un solenne giuramento sul povero John Barleycorn

assoldarono uomini con bastoni uncinati per strappargli via la pelle dalle ossa

e il mugnaio lo trattò peggio di così

perché lo pressò tra due pietre

e il piccolo Sir John con la sua botte di noce e la sua acquavite nel bicchiere

 e il piccolo sir John con la sua botte di noce dimostrò che era l’uomo più forte dopo tutto

 il cacciatore non può suonare il suo corno così forte per cacciare la volpe

 e lo stagnaio non può riparare un bricco o una pentola senza un piccolo (sorso) di grano d’orzo.”

Attraverso queste parole lo Spirito del Grano rivive e si risveglia nei nostri ricordi. E’ per noi l’occasione di riappropriarci di queste storie, di queste tradizioni, di queste antiche usanze sopravvissute che affondano la loro storia nella Madre Terra, e di farle rivivere in questi tempi cosi fragili e distaccati dalle radici. In molti cuori la fiamma arde ancora e il richiamo dei nostri Antenati torna ad accendersi nelle nostre vene.

Aeothin /|\

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